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Erano ormai diversi anni che nei giorni di Natale tendevo a rifuggire i canonici pasti fatti di tradizione vuota, domande imbarazzanti, regali fatti tanto per fare e sorrisi di circostanza.

Quest’anno, complice la quasi completa guarigione di Mamma (chi non sapesse di cosa sto parlando può CLICCARE QUI), abbiamo deciso di ritrovarci per il cenone.
Abbiamo deciso di fare una cosa tra noi, la grossa novità è stata la presenza di due persone non consanguinee: Valentina, la ragazza di mio fratello e Gabriele, il mio compagno. (altro…)

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Voglio essere un po’ razzista, son convinto che gran parte dei problemi del mondo arrivino da un popolo specifico.

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CI SIAMO…

Pubblicato: 15 dicembre 2011 in Pura Follia
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Sono anni che il Natale ha poco significato per me.
Quest’anno lo scavalcherò come si fa con una pozzanghera per strada, sempre che non consideriamo celebrare il consegnare un pensierino ai miei.
Fino all’anno scorso c’era un motivo per festeggiare e o almeno far finta che ce ne fregasse qualcosa, il collante che teneva la mia famiglia unita a pranzo il 25 dicembre.
Da quest’anno non c’è più.
Non c’è chi si metterà capotavola;
Non c’è chi si accenderà quelle puzzolentissime sigarette senza filtro;
Non c’è chi, con una certa nonchalance, fotterà l’ultima grassissima fettina di crudo dal vassoio degli antipasti;
Non c’è chi mi dirà che vorrebbe che dessi più ascolto ai miei genitori;
Non c’è chi dirà ai miei genitori di dare ascolto ai proprio figli;
Non ci saranno i suoi abbracci con quell’odore di tabacco che, pur disapprovando il vizio che ce l’ha portata via, mi piaceva tanto;
Non ci saranno gli aneddoti sui miei genitori raccontati mille volte che però mi facevano tanto divertire.
Tutto questo perché Miranda, la mia nonna materna, colei che cominciava ad organizzare il menù di Natale ad ottobre, è scomparsa pochi mesi fa e con lei se ne è andata la voglia di vestirsi a festa, scambiarsi auguri, far finta che le frecciate di qualcuno non ti facciano male.
Quest’anno addirittura ho appreso con soddisfazione che il 25 dicembre lavorerò fino a metà pomeriggio e il mio unico pensiero sarà distribuire falsi sorrisi benuguranti ai (pochi) clienti che saranno in hotel.
In casa mia è la stessa storia: addobbi ridotti al minimo indispensabile (un alberello illuminato con pochissima convizione e una riproduzione artigianale della Sacra Famiglia), umore sotto i tacchi e il pensiero rivolto al Natale scorso, passato in giro per ospedali.

Per me il Natale era questo e ora non è più… nell’attesa di riuscire a dargli un significato tutto nuovo… TANTI AUGURI.

Ai nostri giorni, andrebbe così…

Pubblicato: 25 dicembre 2009 in Pura Follia
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25 dicembre 2009 “Trovato neonato in una stalla – La polizia e i servizi sociali indagano”

“Arrestati un falegname e una minorenne”

BETLEMME, GIUDEA – L’allarme è scattato nelle prime ore del mattino, grazie alla segnalazione di un comune cittadino che aveva scoperto una famiglia accampata in una stalla. Al loro arrivo gli agenti di polizia, accompagnati da assistenti sociali, si sono trovati di fronte ad un neonato avvolto in uno scialle e depositato in una mangiatoia dalla madre, tale Maria H. di Nazareth, appena quattordicenne. Al tentativo della polizia e degli operatori sociali di far salire la madre e il bambino sui mezzi blindati delle forze dell’ordine, un uomo, successivamente identificato come Giuseppe H. di Nazareth, ha opposto resistenza, spalleggiato da alcuni pastori e tre stranieri presenti sul posto. Sia Giuseppe H. che i tre stranieri, risultati sprovvisti di documenti di identificazione e permesso di soggiorno, sono stati tratti in arresto. Il Ministero degli Interni e la Guardia di Finanza stanno indagando per scoprire il Paese di provenienza dei tre clandestini. Secondo fonti di polizia i tre potrebbero infatti essere degli spacciatori internazionali, dato che erano in possesso di un ingente quantitativo d’oro e di sostanze presumibilmente illecite. Nel corso del primo interrogatorio in questura gli arrestati hanno riferito di agire in nome di Dio, per cui non si escludono legami con Al Quaeda. Le sostanze chimiche rinvenute sono state inviate al laboratorio per le analisi. La polizia mantiene uno stretto riserbo sul luogo in cui è stato portato il neonato. Si prevedono indagini lunghe e difficili. Un breve comunicato stampa dei servizi sociali, diffuso in mattinata, si limita a rilevare che il padre del bambino è un adulto di mezza età ,mentre la madre è ancora adolescente. Gli operatori si sono messi in contatto con le autorità di Nazareth per scoprire quale sia il rapporto tra i due. Nel frattempo, Maria H. è stata ricoverata presso l’ospedale di Betlemme e sottoposta a visite cliniche e psichiatriche. Sul suo capo pende l’accusa di maltrattamento e tentativo di abbandono di minore. Gli inquirenti nutrono dubbi sullo stato di salute mentale della donna, che afferma di essere ancora vergine e di aver partorito il figlio di Dio. Il primario del reparto di Igiene mentale ha dichiarato oggi in conferenza stampa: “Non sta certo a me dire alla gente a cosa deve credere, ma se le convinzioni di una persona mettono a repentaglio come in questo caso – la vita di un neonato, allora la persona in questione rappresenta un rischio sociale. Il fatto che sul posto siano state rinvenute sostanze stupefacenti non migliora certo il quadro. Sono comunque certo che, se sottoposte ad adeguata terapia per un paio di anni, le persone coinvolte – compresi i tre trafficanti di droga – potranno tornare ad inserirsi a pieno titolo nella società.” Pochi minuti fa si è sparsa la voce che anche i contadini presenti nella stalla potrebbero essere consumatori abituali di droghe. Pare infatti che affermino di essere stati costretti a recarsi nella stalla da un uomo molto alto con una lunga veste bianca e due ali sulla schiena (!), il quale avrebbe loro imposto di festeggiare il neonato. Un portavoce della sezione antidroga della questura ha così commentato: “Gli effetti delle droghe a volte sono imprevedibili, ma si tratta senz’altro della scusa più assurda che io abbia mai sentito da parte di tossicodipendenti.”

Una vigilia di tanti tanti anni fa, Babbo Natale si stava preparando per il suo giro annuale. Non appena si infilò il suo paio di pantaloni rossi preferiti, questi si strapparono. Allora dovette indossare un altro paio che gli stava molto stretto e gli rendeva i movimenti difficoltosi. Andò a vedere come andavano il resto dei preparativi nel reparto giocattoli ma si accorse che i folletti erano in sciopero. Uscendo per controllare le renne, si accorse che queste erano ammalate. A questo punto Babbo Natale era su tutte le furie. Entrò in cucina per prendersi un bicchiere di vino e calmarsi un po’ ma trovò la bottiglia vuota. Ora era veramente infuriato! Tutto ad un tratto si sentì bussare alla porta. Babbo Natale era troppo nervoso per prestare attenzione a quel rumore. Si sentì bussare di nuovo, ma questa volta più forte. Babbo Natale andò verso la porta rosso in viso, la spalancò e vide il piccolo angelo che chiedeva: – Ciao, Babbo Natale! Ho qui l’albero… dove lo devo mettere?

Così nacque la tradizione dell’angelo in cima all’albero di Natale…