Vacanze ed esperienze….

Pubblicato: 25 luglio 2010 in Pura Follia
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Tralascio in maniera abbastanza brutale quasi tutto quello che è successo nei miei 5 giorni di permanenza tra Genova e Cremona; non perché manchino gli spunti, quanto perché tutto è andato in maniera abbastanza tranquilla a parte due episodi simpatici

Genova:
Ore 4 del mattino, sono gonfio come una zampogna, il barista della discoteca ha fatto un uso delinquenziale del rum su di me e sono quasi steso.
Io e Max decidiamo di tornare a casa, anche perché alle 8.30 una cliente del suo Bed & Breakfast dovrà fare colazione.
Arriviamo in moto in meno di 10 minuti, l’aria fresca mi fa bene e mi sto riprendendo alla grande. Apriamo il portone, saliamo in ascensore, arriviamo al piano…
Max infila la chiave nella serratura e…. niente!
La porta non si apre; forse ha sbagliato il verso…. gira la chiave e prova a reinserirla, niente da fare.
Ci provo io, magari è un po’ bloccata…. Tutto inutile.
La spiegazione a questo punto è abbastanza semplice: le altre due clienti, rientrando, hanno chiuso male la serratura e la chiave non entra.
La soluzione più facile è quella di provare a telefonare alle due cretine e farci aprire dall’interno, ma purtroppo però il loro cellulare è staccato (ovvio, son le 4, dormono.)
Io nel frattempo sono seduto sulle scale, con la testa tra le mani, che rido istericamente e impreco in 6 lingue diverse dal sonno…

Non ci resta che svegliare la povera Crista (si, quella che alle 8 dovrà fare colazione) che ha il cellulare acceso e farci aprire da lei (tralascio il fatto che al suo arrivo ha aspettato un’ora e mezza davanti alla porta a suonare perché in casa non c’era nessuno 😛 ).
Una strega coi capelli rossi spettinatissimi ci apre la porta e con un “buongiorno e buonanotte” se ne torna in camera, quasi correndo.
E questa è l’ultima cosa che ricordo, perché come ho toccato il letto ho riaperto gli occhi quasi a mezzogiorno…

Cremona:
Sono a trovare Elias, un amico conosciuto tramite Facebook quando per il martedì sera riceviamo un invito a cena. L’invito è di un amico che si presenta nel pomeriggio e che, nonostante la rassicurazione “Non sei il suo tipo!”, comincia a riempirmi di complimenti molto discreti che vanno dal “Ho sempre avuto un debole per i toscanacci!” a “Ma che bell’orsone!” a “Ma che coscione che hai!”
La sera arriviamo a casa sua in perfetto orario (come si addice a due signore…) e entriamo nel palazzo, uno di questi vecchi condomini con l’ingresso degli appartamenti sui terrazzi che affacciano sul cortile. Tutte le file dei balconi sono spoglie, tranne un angolo, che pare una foresta tropicale fiorita e decorata…
Entriamo in casa e l’accoglienza è perfetta, la cena ottima e la compagnia molto simpatica.
L’inquietudine sale nel dopocena, quando iniziano le occhiatacce e il nostro ospite ricomincia col suo personalissimo rosario “Ho sempre avuto un debole per i toscanacci! – Ma che bell’orsone!”
Passa qualche minuto e il mio ammiratore mi invita a guardare le sue foto “VedoNonVedo”…. Personalmente io non ho colto il NonVedo, dato che era tutto ben chiaro e in bella mostra!
Dopo lo show, io e Elias ci sediamo sul divano (un sofà a due posti), quando il padrone di casa si lancia (e tenete presente che non era esattamente una silfide) e si pianta tra me e il mio amico, costretto ad alzarsi e sedersi sull’altra poltrona presente in soggiorno.
Da quel momento in poi ho accavallato le gambe e ho finto praticamente per tutta la sera di mandare messaggi col cellulare, finche non ce ne siamo andati.
La cosa buona è che ricevendo tutti sti complimenti c’è stato un buon innalzamento della mia autostima, mica cotica!

To be continued….

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commenti
  1. Elia ha detto:

    ahahahahahahahahaha Giacomoooooo 😀

  2. TheVirgo ha detto:

    ahahahah! Mi raccomando, non gli dire che c’è un post dedicato a lui che va a finire me lo trovo sotto casa… Hihihi (che ci facevi già sveglio alle 5.50?)

  3. White Tiger ha detto:

    VACANZE ED ESPERIENZE… DEL CAZZO!

    …arrivato a Genova, dopo la truce esperienza del viaggio, che più che un tragitto in treno mi è sembrato la Passione di Mel Gibson (…bonazzo quello!);
    beh insomma, a quel punto spero bene che tutto quello sia abbastanza anche per le lenti color malva dei miei occhiali (che mi fanno vedere il mondo un pò più rosa di quel che è).
    …non è così…
    Come in un racconto di Tolkien, il male si cela anche negli angoli più impensati, dal binario di un treno all’angelico faccino di un bambino, dai tacchi a zeppa di un’emula Lady Gaga alle rotelle “fesse” del mio (ormai EX) trolley (vi ricordo, color “malva” anch’esso)…
    E’ così che sono accadute, nei 5 giorni seguenti, vicende a dir poco brutali, esperienze che sfiorano i confini della realtà, che nessun uomo (“uomo”…?) potrebbe raccontare conservando una se pur minima parvenza di distacco…

    Genova, 4 del mattino:
    sono gonfio come una zampogna… che coglione! Solo qualche ora prima ero appena entrato in discoteca, ancora sobrio ma con quella “fame”, quella “voglia di qualcosa di buono” che contraddistingue le “signore bene”, e l’unica cosa di cui avevo bisogno era un bell’ “Ambrogio” che me lo portasse su di un piatto d’argento.
    Invece, disperato di nerchia, già dopo poco mi becco uno di quei tipi che nemmeno un’educanda si sarebbe fatta trarre in inganno, che si vede lontano un miglio che cercano solo un altro dei tanti da svuotare come una lattina di cocacola, per poi gettarlo nel cestino del multimateriale… ma ancora una volta le lenti malva dei miei occhiali mi traggono in inganno, e con qualche frasetta sdolcinata, accompagnata da una luuunga serie di rum (le amiche del BK mi chiamano “Sue Hellen”…), io non capisco più un cazzo e mi lascio infinocchiare, e dopo l’ingresso nel camerino: vuoto totale!
    Mi risveglio sul sellino della moto, mentre Max mi riporta a casa, ma non so nemmeno come ho fatto ad arrivarci, mi sento solo… gonfio, appunto, come una zampogna, e il buco del culo mi brucia… cerco di illudermi di aver mangiato troppo peperoncino a cena, tanto non ricordo nemmeno cos’ho mangiato, ma forse le cose non sono proprio andate così…
    Non vedo l’ora di arrivare, e in pochi minuti ci siamo. Avrei davvero bisogno di crollare sul letto e perdermi in un sonno profondo, cullando il mio atroce mal di testa da sbornia sul morbido cuscino di piume.
    E invece no, ci ritroviamo chiusi fuori da quelle stronze ospiti del B&B che hanno chiuso male la serratura.
    Suona suona suona, le stronze non ci aprono, perse, loro, tra soffici guanciali e lenzuola di seta, e noi li come due coglioni…
    Alla fine ci apre una (ma che invidia!!!) che anche a quell’ora, col suo sguardo trasognato e qualche capello fuori posto, sprizza bellezza e charme; atterrito dalla constatazione che lei è naturalmente meravigliosa anche alle 5 del mattino, e che io sembro uno spaventapasseri anche dopo essere stato dall’estetista e dal parrucchiere, mi sbatto anche la porta della camera sul naso, che ho tentato di aprirla al contrario e mi è “rimbalzata” in faccia… oltre il danno, la beffa, e tramortito da questa ennesima goccia che riempie il vaso, finalmente mi abbatto sul letto, calzato e vestito, come una sequoia sotto i colpi di un nerboruto boscaiolo di Yellowstone… colpi…mmmhhh… orsi… mmmhhh… boscaioli… mmmhhh… ma sono stramuorto, e sfinito dal destino avverso sprofondo in un casto sonno senza sogni.

    Cremona, martedì sera:
    Sono li, mentre cerco di divincolarmi da quelli che sembrano insaziabili tentacoli, di quel polipone dell’amico di Elias, che cerco ancora di capire come cazzo mi sono potuto infilare in quella situazione a dir poco scomoda…
    Qualche ora prima ero giusto a sorseggiare del the freddo, con una fogliolina di menta, a casa di Elias, sfogliando le pagine di Grand Hotel, piacevolmente distratto dai muscoli guizzanti di un pupone patinato, alle prese con una delle solite “cenerentole” da soap opera, che popolano le mielose storie dei fotoromanzi.
    Quando si presenza un suo amico (che ci avrebbe poi invitato a cena) per una improvvisata visita.
    Subito lo squadro da cima a fondo, attratto a prima vista, dal suo fare spigliato e dalla barbetta intrigante.
    Ma memore dell’esperienza di qualche sera prima, scosto gli occhiali malva, così da non farmi ingannare dal loro magico effetto “vie en rose”, approfittando per sfoderare un gesto “charmant”, col quale mi sfilo la graziosa montatura e appoggio l’astina sulla lingua, poi quasi succhiandola, ammiccando un gesto che trasudi sensualità… invece incespico sul mio (dannato!) nasone, e mi infilo praticamente l’occhiale in gola, quasi strozzandomi in un accesso di di tosse, con gli occhi fuori dalle orbite e le pupille paonazze… figura di merda… ma d’altronde, ne dubitavate?
    Per fortuna riesco a nascondere il maldestro tentativo di seduzione con un simulato starnuto nel fazzoletto, e finalmente riesco a stringere la mano allo “straniero” e a… realizzare che è uno dei soliti cessi che mi capitano a tiro! ma cazzo!
    Basta! Ho deciso! appena rientrato, farò il giro delle cento chiese di Lucca, servirà pure a qualcosa!?!
    E nè tanto nè quanto, il “tipo” comincia subito a sbavarmi dietro (ma che c’ho, una calamita per le teste di cazzo?!?!), esibendo tutto un trito repertorio di complimenti del menga “Lo sai che ho un debole per la LINGUA toscana?” “Ma che bei lonzotti pelosi” “Hai degli occhiali stupendi” “Che doppie punte! te le ha fatte il parrucchiere?”… ma dove ha imparato questo a fare il piacione?!?! al mattatoio di Casalpusterlengo?!
    Irritato dalla sua evidente idiozia, rimango di sasso quando sento Elias che accetta calorosamente l’invito a cena.
    Invece devo forse ricredermi quando ci accoglie da ospite impeccabile, per un’altrettanto impeccabile cena? magari no…
    Dopo averci fatto accomodare in salotto per il caffè, mi si fionda sopra; con l’ennesimo tentativo di fare il simpatico, mi rovina letteralmente addosso inciampando sulla mia caviglia e procurandomi quella che immagino essere una brutta contusione, e non pago del danno provocato, ne approfitta insistendo per un improbabile massaggio, che dapprima alla caviglia, si alza, si alza, sale, sale, fino ad infilarmi una mano tra le cosce; ne spunta un’altra dietro il collo, un’altra sulla chiena, poi mi sento smanacciare le natiche, e, stupito, mi volto di nuovo cercando aiuto da Elias (che nel frattempo se n’è andato a telefonare in terrazza), al cui posto trovo il faccione del polipone a due millimetri dal mio che tenta di risucchiarmi in un vorticoso bacio, che mi lascio schioccare solo perchè tramortito dalla zaffata d’aglio che mi toglie il respiro e ottenebra i sensi…
    …tento, provo a divincolarmi, maledendo il giorno in cui ho deciso di intraprendere questo viaggio del cazzo (ma chi s’è mai sentito che in luglio se ne va a Cremona, perso nel caldo estivo della pianura padana?!?)… ma non ci riesco, il polipone mi avviluppa e dopo un pò di resistenza, in realtà mi accorgo che non mi dispiace poi tanto, comincia quasi a piacermi; alla fine mi abbandono all’odoroso approccio mozzafiato, arresomi ormai al fatto che se non approfitto ora di questa magra occasione, con tutta probabilità tornerò a casa intonso…
    La cosa peggiore è che essermi lasciato circuire da cotanto esemplare d’omo, la mia autostima non ne ha certo giovato…

    Potrei, a questo punto, pensare che il viaggio di andata e la permanenza in Genova e Cremona siano abbastanza… ma anche in questo caso sarei in errore… to be continued…

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